Sabato, 07 Dicembre, 2013
   
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L'UNPLI a confronto con Università e studiosi a Roma

L'UNPLI e la sua rete al centro di un incontro organizzato a Roma il prossimo 14 giugno presso l'Istituto Centrale per i Beni sonori ed audiovisivi. Con la partecipazione di Simbdea, della Scuola di Specializzazione in Beni Demoetnoantropologici delle Università di Perugia, Siena, Firenze, Milano Bicocca, Torino, la Scuola di Specializzazione in Beni Demoetnoantropologici del Dipartimento di “Storia Culture Religioni”, la “Sapienza” Università di Roma.

VI SEMINARIO DI STUDI E DI FORMAZIONE SUL “PATRIMONIO CULTURALE”

SEMINARIO L’UNESCO ICH E IL RUOLO PARTECIPATIVO DELLE ASSOCIAZIONI NON GOVERNATIVE (ONG), Stato dell’Arte.

Anno Accademico 2012-2013

Interventi e discussioni su “Patrimonio e forme di valorizzazione della diversità culturale” a cura di Pietro Clemente e Alessandro Simonicca

Il 14 Giugno, alle ore 10, presso l'Istituto Centrale dei Beni Sonori e Audiovisivi, Via Caetani 32, Roma.

Introduce Valentina Zingari, Due ONG in dialogo Alessandra Broccolini (SIMBDEA), Claudio Nardocci (Presidente Unione Pro Loco - UNPLI) e Gabriele Desiderio (Responsabile Progetti UNPLI). Progetti e prospettive Unesco-Ich Discutono Vito Lattanzi e Alberto Sobrero, Conclude Pietro Clemente.


UNPLI (Unione Pro Loco) - Accreditata nel giugno 2012 presso il Comitato Intergovernativo della Convenzione UNESCO per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale del 2003. Inventario on line con oltre 650 interviste realizzate dallo staff dell’Ufficio progetti UNPLI su riti, feste, tradizioni, racconti, leggende, artigianato e molto altro ancora: www.youtube.com/user/ProgettiUNPLI. Il sito dei progetti realizzati dall’UNPLI: www.progettiunpli.it.

Il seminario vuole riflettere sull'"imperativo partecipativo" che si sta imponendo a livello mondiale nelle politiche culturali, in particolare quelle relative al patrimonio culturale immateriale. Com’è noto la Convenzione UNESCO del 2003 (Convenzione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale ICHC) ha introdotto il tema della “partecipazione comunitaria” al patrimonio culturale intesa come momento fondamentale per l’espressione dei valori di una società civile e democratica, attraverso la messa in atto di azioni di salvaguardia, trasmissione e valorizzazione del patrimonio culturale immateriale. Quest’attenzione dell'UNESCO per i temi della partecipazione di soggetti collettivi e di singoli individui trova riscontro nella legislazione internazionale che già da anni ha affermato l'importanza di un approccio partecipativo nel campo dello sviluppo sostenibile e dei diritti umani. Questa istanza è entrata in seguito anche in ambito comunitario europeo con l’introduzione del concetto di “comunità patrimoniale” (comunità di eredità), contenuta nella Convenzione di Faro del 2005 del Consiglio d'Europa, di recente ratificata dall'Italia, che sottolinea la necessità di riconoscere un ruolo attivo alle comunità locali ed in senso largo alle “comunità di eredità” e ai soggetti portatori (“comunità gruppi e individui”, secondo la Convenzione Unesco 2003) riconoscendoli protagonisti nella definizione, produzione e trasmissione del Patrimonio Culturale. Questa nuova istanza nei confronti del patrimonio culturale immateriale, che si sta imponendo come una "norma globale" espressione, per dirla con Herzfeld, di una nuova "gerarchia globale dei valori" (Herzfeld 2004), contiene una visione che fa prevalere l'approccio partecipativo rispetto a quello specialistico-disciplinare. Un mutamento di scenario che chiama in causa le nostre discipline nonché il ruolo professionale dell'antropologo che in questo nuovo panorama va ridefinito. Gli inventari del patrimonio culturale immateriale rappresentano un campo particolarmente rilevante nel dibattito sul rapporto tra partecipazione comunitaria e competenze scientifico-disciplinari. Secondo l'articolo 12 della Convenzione, infatti, che ne prescrive la compilazione da parte degli Stati parte, gli inventari vanno sempre più pensati in un'ottica partecipata, e con un coinvolgimento bottom-up delle comunità nell'individuazione e nella definizione degli elementi. Per mettere in atto pratiche partecipative, un ruolo chiave è attribuito agli Organismi non governativi, coinvolti a titolo “consultativo” nei lavori del Comitato intergovernativo per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale. SIMBDEA, associazione accreditata presso l’UNESCO-ICH dal 2010 e UNPLI, accreditata nel 2012, sono protagoniste di una iniziativa di rete italiana delle ONG accreditate. Riportiamo di seguito estratti dal progetto di creazione della rete, promossa da SIMBDEA, che fanno riferimento agli articoli del testo della Convenzione Unesco, alle Direttive Operative e al Kit Unesco sul patrimonio culturale immateriale, (fascicolo “Identificare e fare l’inventario del Patrimonio Culturale Immateriale”, p. 4) Le ONG e le politiche di Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale La Convenzione UNESCO per la Salvaguardia del patrimonio culturale immateriale del 2003, ratificata dall'Italia nel 2007, precisa il ruolo degli Stati contraenti nell' «individuazione e definizione dei vari elementi del patrimonio culturale immateriale presente sul suo territorio, con la partecipazione di comunità, gruppi e organizzazioni non governative rilevanti» (Art. 11,b). «Ciascuno Stato contraente farà ogni sforzo per garantire la più ampia partecipazione di comunità, gruppi e, ove appropriato, individui che creano, mantengono e trasmettono tale patrimonio culturale, al fine di coinvolgerli attivamente nella sua gestione » (Art. 15 della Convenzione del 2003) Nelle Direttive Operative della Convenzione UNESCO appare evidente il ruolo di identificazione, studio e mediazione che le ONG possono assumere ponendo in dialogo le comunità detentrici di patrimoni, la comunità scientifica e gli organismi politico-diplomatici locali, nazionali e internazionali. La vocazione e le competenze in ambito di Beni Demoetnoantropologici (DEA) maturate dall’associazione SIMBDEA (associazione accreditata Unesco dal 2010), rete nazionale di musei etnografici, ne fanno un interlocutore di rilievo in questo settore, in dialogo con le comunità detentrici dei patrimoni culturali immateriali. In effetti, come espressione delle culture locali ma anche in senso più largo delle “comunità patrimoniali” i musei etnografici raccolgono i linguaggi e i patrimoni vivi delle comunità coinvolte o responsabili della loro creazione, configurandosi spesso come presidi del patrimonio culturale immateriale.

Per maggiori informazioni: This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it

(Gabriele Desiderio)

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